MONTANELLI, BETTIZA, Augias

by on August 27, 2012

Quante preoccupazioni questi LUMPEN

 

 

Ezio Saia ci invia questo post e noi lo ospitiamo

Poche sere fa, ho sentito il signor Augias, l’icona Augias, il televisivo Augias parlare di Montanelli: con il suo comportamento, con il suo giornale, con la sua uscita dal Corriere della signora  Crespi ci aveva indotto a pensarlo come un bieco ( Rozzo? Vile? Sinistro?) reazionario, ma la sua reazione antiberlusconiana e la cacciata dal Giornale ci ha insegnato che era un conservatore ma non un reazionario (bieco? I reazionari sono sempre biechi e rozzi! Anche fascisti? Ma si, perché no!?)

Un pensiero davvero brillante per questa icona televisiva, per questo vip del pensiero.
Ma la Signora Crespi e il suo brillante salotto radical Chic, cacciandolo dal Corriere, non si comportarono proprio come il Cavalier Berlusconi quando lo cacciò dal Giornale?

Ho rintracciato un bell’articolo di Bettiza ( anche lui cacciato dal Corriere.) pubblicato sul quotidiano LA STAMPA il 12-10-20009.  Non so se posso citare l’intero articolo, ma all’occorrenza modificherò questo post sul questo blog dove sono ospite di Elfo.

 

L’articolo di Bettiza

 

“Virata a sinistra del corriere con l’incredibile cacciata di montanelli da parte della borghesia illuminata Targata Crespi e servo suo e di botteghe oscure Piero Ottone. Fu la più grande cacciata di massa di giornalisti da un giornale. Non un litigio, non un licenziamento che quello si ha con individui o conventicole, no fu una vera epurazione fatta eseguita compiuta non come emigrazione da un giornale all’altra ma come tentativo di taglio di testa definitivo di teste non conventicolari ma chiare manifeste a tutta la nazione.

La borghesia milanese che con tutta quella italiana si autonominerà società civile pronta come schiera alleata serva dei giudici e di quell’incredibile mostro che era la mutazione del vecchio pci.

“da che parte stava la grande e più influente borghesia milanese di allora? “si chiede Enzo Bettiza “certo non con gli scismatici liberali, circa una quarantina, che avevano deciso di dissociarsi, dopo la direzione Spadolini, dalla deriva zodiacale e sessantottina del “Soviet Solferino” secondo la definizione dell’ex redattore Eugenio Montale. SE di una borghesia si poteva ancora parlare in termini di casta e di denaro, essa appariva schierata al fianco dell’affabulatore Ottone, che si dava tponi demiurgici nei salotti, e dell’ultima Crespi Giulia Maria, che di quei salotti era  diventata una sorta d’icona ispiratrice e imperiosa. In realtà non si trattava nemmeno di veri salotti, improntati alla civiltà mondana del Settecento e Ottocento parigini, aperti come l’antica agorà al confronto di idee e opinioni diverse. …. Più che Salotti erano clan esoterici, confraternite quasi tribali chiuse intorno allo scettro del padrone o, meglio, della padrona.

In quei luoghi settari e asfittici, che si pretendevano ariosi e liberi, era d’obbligo pensare, parlare, vestire, talvolta persino mangiare alla stessa maniera. La fauna Vi era rappresentati l’imprenditore sociale e progressista, l’ecologo, preoccupato, il sociologo d’assalto, la giornalista di costume, lo scrittore wildiano, lo psichiatra spregiudicato e antipunitivo. Il clima Il conformismo che vi regnava era monotono come lo sono le mode, e, come le mode era esigente esclusivo di fondo autoritario; chi non accettava le convenzioni del gruppo, o le trasgrediva si poneva automaticamente al bando da solo

Più culture borghesi Chi firmava e chi non firmava petizioni assassine tra durante gli anni di Piombo.

Gli scismatici velleitari di via Solferino, rispettati dal’editore Berlusconi che per anni non osò contraddire d’una virgola Montanelli, erano riusciti nonostante attacchi terroristici non solo cartacei, a raccogliere nelle pagine vilipese del Giornale nuovo il meglio della cultura di dissenso liberale italiana, francese, russa, centroeuropea. Da Rosario Romeo a Renzo De Felice, Fa Feijto a Sacharov, da Arona a Jonesco.

 

Andrebbe anche ricordato che sono stati dedicati tanti scritti e persino un film all’”eroe borghese” Giorgio Ambrosoli, l’Avvocato milanese ucciso da un killer di mafia, ignorando, però, ch’egli non fu soltanto l’irreprensibile commissario liquidatore della banca Sindona: fu anche il legale amico del gruppo del Giornale, sempre presente al loro tavolo, coi suoi pareri e consigli giuridici, nei giorni lunghi e febbrili della fondazione.
In quei luoghi settari e asfittici, che si pretendevano ariosi e liberi, era d’obbligo pensare, parlare, vestire, talvolta persino mangiare alla stessa maniera.”

Se a gente come Augias il Montanelli appariva un reazionario (Rozzo? Bieco?)  a gente come Montanelli gente come Augias doveva apparire come “fauna” di “clan esoterici, confraternite quasi tribali chiuse intorno allo scettro del padrone o, meglio, della padrona”.

 

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