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by on September 25, 2012

Ordine e disciplina nella testa elitaria

Ordine e disciplina nella testa elitaria - Museo comunale Re degli anarchici

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CURARO

Cominciamo dall’uscita dall’euro di Grillo e dalla “pazza idea” di Berlusconi (se ne vada la Germania? Zecca italiana?) Confusa e delittuosa addirittura, a parere dei nostri Soloni! Mamma mia: confusa e delittuosa! Mamma mia! Silenzio, parlano i Vati.

Il fatto è che il qui presente Curaro vuole prima parlare non dell’uscita ma dell’entrata nell’Euro su cui i nostri Soloni fanno finta di nulla.

Possibile che la tragica situazione in cui ci troviamo, ingabbiati nell’Euro senza possibilità di manovra monetaria e a rischio fallimento, non induca i nostri soloni a ricordare come proprio tutti quanti loro quegli stessi che ora tacciono sull’argomento,  per  mesi, per anni, ad ogni occasione ci abbiano redarguito per i nostri illeciti dubbi, per il nostro immorale scetticismo, per il nostro improduttivo dubitare (C’è gente che purtroppo dubita da sempre, è immorale da sempre, è incivile da sempre), ammonendoci, ripetendo incessantemente per farlo entrare una buona volta nelle nostre teste dure che l’EURO avrebbe portato solo vantaggi, che l’euro sta portando solo vantaggi, che “chissà se non fossimo nell’euro”, che “per fortuna siamo nell’Euro”, rimbrottando scandalizzati i pessimisti, enumerando i vantaggi: Vantaggi di qui, vantaggi di là, vantaggi sopra, vantaggi sotto e fu così che di vantaggio in vantaggio siamo finito sull’orlo del fallimento.

Naturalmente i soloni non ammetteranno mai di essersi sbagliati, anzi, a quanto sembra hanno adottato una duplice linea di attacco e difesa. La prima consiste nel non ricordare mai cosa oggi ci hanno raccomandato ieri, la seconda nel ripetere che la colpa è di noi italiani, dei vari governi, di Berlusconi (anche se ultimamente l’argomento Berlusconi ha perso forza, visto che si parla sempre più di Germania e di Europa) che non si sonno comportati come si deve, che non sono stati capaci di trarre profitto dagli enormi vantaggi che l’euro ci garantiva in termini di bassi interessi.

Questo ultimo argomento ha dell’incredibile,  perché proprio queste erano le ragioni degli scettici: che questa Italia abituata a un procedere saltellando e accelerando, tra perdite di competitività – difficoltà – svalutazioni – riprese difficilmente poteva farcela, difficilmente sarebbe stata capace di compiere il miracolo e, con un colpo di bacchetta magica, rivoluzionare la sua struttura economica. Perché proprio questa avrebbe dovuto essere: una rivoluzione. Una rivoluzione che avrebbe dovuto interessare la costituzione, la democrazia, le leggi, gli ordini professionali, gli appalti , il dna dell’apparato statale, dell’apparato industriale, dell’apparato sindacale. Una struttura con una grande imprenditoria, con grandi imprenditori, ma in parte selezionata per resistere a quel tipo di marcia, un’imprenditoria in parte collusa con gli aiuti di stato, un’imprenditoria soffocata dalle tasse, dalla burocrazia, da sindacati che – non dimentichiamolo – solo ieri parlavano ancora di nazionalizzazioni e di salario come variabile indipendente. Un sindacato e un’élite intellettuale ispirati dalle idee rivoluzionarie sessantotto, dal mito rosso e sovietico. Un sindacato e un ‘élite incapaci di  distinguersi da una elefantiaca, inefficiente, rapace, disastrosa, irriformabile, struttura statale.

La seconda riguarda quell’ultima “pazza idea” di Berlusconi di una zecca italiana dell’euro, che, anche se subito ritirata, è un segnale – ci dice il Solone di Turno – da prendere sul serio.
Prediamolo pure sul serio!  Ma il problema è che i nostri profeti, i nostri vati, che vedono in cielo non nuvole ma rocce volanti, che vedono ideali trasformati in idee scolpite nell’aria, sono per intrinseca costituzione anche loro imbonitori, come il loro principale accusato signor Berlusconi. Sono stati tanto imbonitori da riuscire a convincere tutti che la scultura non era fumo ma pietra e che tutto sarebbe filato come doveva.
Ma come poteva filare!? Come potevano i vati pensare che potesse filare? Proprio loro che, come noi, avevano assistito al triste destino del nostro meridione ingabbiato sotto la lira dell’economia del Nord.

La dose di Curaro è già fin troppa per oggi che avrà tutto il tempo di finire il discorso nel procedere dei secoli se rinuncerà ad essere logorroico e verboso. Sulla efficienza della pubblica amministrazione sezione scuola perché non intervistare professore? Godetevi questa corsa di Pantani.

 

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