ROMANZIERE VELTRONIDE

by on September 12, 2012

 

SIESTA  olio su tela lunare di Facinosus optimus . Protetto da LA DEA  dell?ARTE

SIESTA olio su tela lunare di Facinorosus optimus . Protetto da LA DEA dell'ARTE

 

Lunare ci spedisce:

Protesto per tutta l’attenzione al Veltroni scrittore! Maledetto Veltronide! Non hai ancora rotto abbastanza? Non dovevi andare in Africa? Non dovevi andare sulla luna? Non dovevi cascare sulla testa di qualcuno visto che sei (a mio illuminato parere, al parere di un rozzo, incolto essere per nulla parte della luminosa società civile e quindi un incivile e felicissimo di essere incivile) uno stronzo malcagato da un uccello che adesso si è pure messo a occupare lo spazio mediatico dello scrittore.  VELTRONIDE scalmanato et malnato (sempre a parere di un rozzo incivile e felice di esserlo) VAI IN AFRICA, VAI NEL’AFRICA PIU’ INTERNA, VAI DOVE BIVACCANO LA MALARIA E LA DISSENTERIA E ATTIRA SU DI TE TUTTI I MOSCERINI, I VERMI, LE MALARIE, LE FEBBRI, LE AFTE, LE PUSTOLE, I BUBBONI,  I VIRUS   DEL CONTINENTE.
ATTIRALI TUTTI A MORSICARE LE AMARE E VELENOSE CARNI VELTRONIDI,
LIBERA I POVERI AFRICANI DALLA MALARIA , DALLA FILOSSSERA, DALLA PESTE BUBBONICA
PASSA LA VITA A CAGARE DISSENTERIA

AMEN.

Naturalmente visto che mi hanno condannato a girare in eterno su uno sputnik a fare le cronache lunari ecco che vi riferisco del nostro lunare veltronide perché anche qui ne abbiamo uno che ha pubblicato un romanzo dal titolo IL VELTRONIDE  di cui ha parlato il giornalista MASSIMILIANO PANARARI (anche sulla luna ne abbiamo uno.) Ma ecco cosa scrive il lunare MASSIMILIANO PANARARI sul VELTRONIDE Lunare che guarda caso è oggidì (con l’accento sulla i) sindaco della Roma lunare dove al Circo Massimo si corre sulle bighe e al Colosseo mandano i MASSIMILIANO PANARARI e i VELTRONIDI a combattere con le fiere bestie della luna selvaggia affinché se li sbranino questi VELTRONIDI et  MASSIMILIANi PANARARI e se li pappino tutti ossa comprese mentre sugli spalti il popolo esulta e col gesto di Face book all’ingiù e urla “Mangiate i Veltronidi! Mangiate i Veltronidi!”

Ma purtroppo è solo un sogno!

Anche qui sulla luna, in doloroso esilio sulla faccia nascosta della luna, cacciato dall’imperatore Mani pulite, dalla matrigna Italia civile, dalla corte Espress-repubbbbblikk e dai Girotondi, quadrimurti infernale non è più tempo di Collossei e sbranamenti di Veltro nidi, Crumperiadi, Parriettttt, bandere e Berlinguere.

Riferirò ma da domani per favore. La mia dose di parriet, cruimperiadi, Strunz, soviet, brillantine, bandere, bettoniere, veltonere, berlinguere, repubblichere, girotondere, è colma.

IL VOSTRO LUNARE

DACIA MARAINI COMPLIMENTI!

by on September 11, 2012

Giuria Formentor civilmente lavora. Museo IL RE DEGLI ANSARCHICI

Giuria Formentor civilmente lavora. MUSEO LUNARE IL RE DEGLI ANARCHICI

Grinzane

Complimenti  sa DACIA MARAINI…  Ma perché maiuscolo? Niente maiuscolo!

Complimenti Dacia Maraini! ricordo il senso di rivolta di tanti “incivili” contro la volgare, coriacea, vergognosa tutela del  protettore Moravia quando fece di tutto per fare assegnare il premio Formentor opera prima alla sua amica di letto Dacia Maraini per il romanzo … Per il romanzo? Non lo ricordo… Non ricordo tanto capolavoro! Ma non è in tutte le storie letterarie del novecento? Non è studiato all’università? E allora chi vuol sapere cotanto titolo per cotanto romanzo di cotanta scrittrice provveda da sé.

Rileggo il bello e piacevole Lettere da Londra del sempre pungente Alberto Arbasino e a pagina 69 ritrovo un accenno alla vicenda, un  accenno raccontato con l’usuale furba sagacia di scrittura, così come fu vissuto dal vivo e la vicenda si ripresenta alla memoria accompagnata dal sentimento d’infamia con cui fu vissuta da molti.  Scrive Arbasino:

Passa qualche tempo, e lo ritrovo all’aeroporto di Barcellona, sempre con le sue calze rosa ma disfatto. Va a presiedere il premio Formentor, e Moravia lo tormenta perché la giuria premi l’opera prima di Dacia. Lui si sente un po’ infelice perché “girl friend and novels” non fanno “good stories”: Ma glielo darà? Certo. E perché? “perché Alberto mi ha detto che sennò dovrà tirar fuori quei soldi di tasca sua. E i soldi sono più importanti dei premi, a questo mondo: credo che ci sia in Marx”

La persona di cui parla è il presidente dI giuria del premio Formentor, il Moravia di cui parla è il nostro Moravia e Dacia la nostra Dacia Maraini campione della SOCIETÀ CIVILE. Di cosa parlano non c’è alcun dubbio. Moravia col suo prestigio impose che il premio letterario fosse assegnato a lei e lei tranquillamente accettò premio e teatro. Premio di letto e letteratura, a mio parere, molto letto e poca letteratura. Un falso insomma (A mio parere).   Anche un ricatto di Dacia e Moravia?A cosa si allude quando il presidente dichiara che se non glielo darà Alberto dovrà tirar fuori i soldi di tasca sua?

Squallore di intellettuali chic, radical chic. Doppio squallore!

Ma, signor Chiamparino allora Sindaco e signora Bresso allora Presidente di Ragione la sopraddetta Dacia Maraini era proprio la persona giusta per presiedere la giuria del neonascente Premio Grinzane? Lei? Presiedere una giuria? Con quel precedente? Indubbiamente si, pare proprio, che l’augusta Dacia di premi se ne intenda.

Aiuto!!! Arriva la SOCIETA’ CIVILE

by on September 10, 2012

Elfo

Curaro, che è sempre lo stesso velenoso Curaro, interrompe provvisoriamente i colpi di Stato. Perché? Perché è andato fuori giri per due questioni: le uscite di Berlusconi sulla necessità di cacciarela Germaniadall’Euro e le inquietudini provocate dal partito a cinque stelle nell’elite culturale. Ho visto attraverso Skipe il fascio di ritagli di giornale (Curaro, primitivo e rudimentale vive come se Internet, lo scanner e il copia e incolla non esistessero) che agitava mentre diceva “Ho scelto quelli di un certo Rusconi e di un certo Bettiza. Perché? (lui fa domanda e risposta) Perché scrivono su un giornale territoriale. Santo cielo! Mi spiace parlare male di Bettiza che è uno dei pochi giornalisti del mio Olimpo privato. Giove mi perdoni.”

E ora ecco servite la mente contorta e le circonvoluzione celebrali malate di Curaro. Ecco il suo sfogo di Curaro (Suddiviso in più puntate perché Curaro è verboso e logorroico).

Curaro 

“Come molti altri in questi ultimi anni l’articolo di Rusconi è caratterizzato, a mio avviso, da idee confuse, forse solo perché espresse frettolosamente, forse solo perché costrette dal taglio e dalla dimensione in una obbligata dimensione lillipuziana: una completa sproporzione fra complessità dell’argomento e risorse di spazio per trattarlo.

L’argomento è l’ostentata, pluri-citata, pluri-evocata, pluri-elogiata, pluri-salvifica “SOCIETA’ Civile” Tanto pluri, a paragone dell’esiguità dell’articolo che alla fine il lettore è più che giustificato se si pone la domanda: Ma in definitiva cosa si intende con il termine “Società civile”? Quale concettualità è associata a un termine troppo usato, troppo, usurato il cui significare, tirato com’è da tutte le parti, è forzatamente variegato, ambiguo e mitico.

 

Russell nel 1905 inun famoso saggio sugli articoli determinativi quali il ,lo, la cerco di analizzarne l’intima natura sintattica e semantica. La questione era, secondo Russell e non solo secondo Russell, per tutti coloro si sentivano impegnati, ad esempio in logica e in matematica, a liberare queste particelle che comparivano in espressioni quali “Il massimo della funzione…”, “Il primo termine della funzione…”da ogni ambiguità.

Russell tradusse un’espressione ambigua come “L’attuale re di Francia è calvo” con l’espressione “Esiste uno un solo individuo re di Francia e questo individuo è calvo.” La prima espressione “L’attuale re di Francia è calvo” non poteva essere dichiarata né vera né falsa la seconda, risultando dalla congiunzione di un’asserzione falsa con un’altra asserzione era sicuramente falsa.

 

L’interpretazione di Russell è stata accettata o respinta ma è stato comunque accettato il fatto che articoli come ‘il’ ecc. implicano “uno e uno solo”.

Se voglio essere preciso e non ambiguo debbo parlo o tento parlare de “La società civile” come di un’unica società civile o delle Società Civili? La “Società civile” cambia nel tempo e nei componenti ma è comunque in quel tempo “La società civile” ossia un’espressione che divide la società in due parti una civile e una non civile? Ha senso parlare di società non civile o bisogna decisamente parlare di società incivile? A mio avviso La nostra Èlite culturale, per la quale il civile è l’impegnato di queste pizzerlacchere distinzioni non si cura proprio.

 

Ebbene se società degli incivili e degli acivili è quella che non partecipa ai girotondi, alle adunate, ai cortei contro Berlusconi, quella che non tifa per quella che io chiamo l’alleanza dei pubblici ministeri con…, quella che ecc. ecc. non sto a specificare tutte le virtù di questa suprema società civile (Lo fa già ottimamente Lunare quando fa declamare al coro che sono:

Belli, onesti, puri,colti, intelligenti, solidali

Belli, onesti, puri,colti, intelligenti, solidali

Belli, onesti, puri,colti, intelligenti, solidali

Lui parla della società civile della luna, ma tutte le società civili della Galassia compresa quella terrestre e italica sono:

Belli, onesti, puri,colti, intelligenti, solidali

Belli, onesti, puri,colti, intelligenti, solidali

Belli, onesti, puri,colti, intelligenti, solidali)

 

Perché i nostri alti giornalisti, alti opinionisti, maitre à penser et coltissimi parlano de “la Società Civile? Evidentemente perché pensano che sia una sola, ben individuabile per la cultura, la civiltà, l’impegno civile, le azioni, le avversioni, che la caratterizzano, anche se la mia impressione (e per fortuna non solo mia) è che in definitiva sia proprio la stessa Società civile ad autonominarsi e autocelebrarsi come ‘civile’. E che i nostri esimi, supremi opinionisti finiscano per caratterizzarla con gli stessi predicati, con gli stessi ideali con cui caratterizzano se stessi. Quasi che descrivessero se stessi o peggio descrivessero una classe di individui dove l’opinionista è facilmente riconoscibile.”

 

Fermiamoci qua! L’articolo è lungo e è irrimediabilmente logorroico.

Sette giugno: E’ morto RAY BRADBURY

by on September 8, 2012

 

 

ELFI lunari sotto banani lunari prendono il sole . Museo La Società Civile

E’ MORTO   Ray Bradbury

E’ MORTO Ray Bradbury hanno comunicato i giornali del sette giugno. Nessun scrittore di fantascienza, forma d’arte narrativa che tocca in svariate maniere l’alienità, il futuro, la fuga da un  presente insopportabile o troppo banale, ha saputo creare un’immagine commovente, spaesante, feroce come quella degli uomini libro del suo Fahrenheit 451. Il regista Truffault lo ha egregiamente trasferito sullo schermo ma l’immagine di uomini deambulanti come peripatetici greci  non riusce a cogliere la forza evocativa degli uomini libro del romanzo.   Detestava tv e computer ma non dobbiamo stupirci come se il fatto fosse in contrasto con  l‘idea stessa di fantascienza. In realtà proprio in Fahrenheit 451, dove viene denunciato l’effetto ipnotizzante, assimilante, violento del mezzo televisivo, si ribella al mondo alienante della tecnica che minaccia di eliminare la letteratura. Conservatore da sempre accettò dal presidente Bush la Medals of arts nel 2004 e si ribellò al regista Michael Moore che intitolò Fahrenheit 9/11 il suo documentario  avverso a Bush.
Bradbury non voleva che quel titolo così simbolico per le sue idee e il suo stile di vita venisse stritolato nella lotta politica. Cercò di fermare il regista e, non riuscendoci, lo detestò per tutto il tempo che gli restava da vivere.

Emerse anche in questo caso l’incomprensione con una concezione tutta di sinistra che subordina la cultura alla  lotta politica. Il conservatore Bradbury sentiva, invece, l’opposizione politica  destra/sinistra secondaria rispetto al problema dell’invasività prepotente dei nuovi media che  non lasciano tempo alla riflessione.  Con Bradbury il “bruciare i libri”, coi vigili del fuoco che incendiano i libri, assume un significato totalmente diverso rispetto al bruciare i libri dei fascisti, dei nazisti, dei comunisti, dei dittatori.

 

Non ricevette il Pulitzer né per Cronache Marziane né per Fahrenheit 451 ma non scandalizziamoci.  I  premi Pulitzer e in genere tutti i premio artistici o letterari compresi i Nobel, anzi soprattutto i Nobel, sono espressioni di un’èlite chic e mica si può pretendere che questi sommi premino letteratura popolare come la Fantascienza!

Sono dei sommi, sono l’elite intellettuale, impegnata, i modelli della società civile, l’aristocrazia del pensiero e non possiamo assolutamente pretendere che questi sommi cervelli, queste grandi sensibilità, questi supremi professoroni premino un qualsiasi Bradbury per un qualsiasi Fahrenheit 451 uscito nel 1953.  Hanno premiato immortali come Herman Wouk  nel 52, come L’ammutinamento del Caine del 1955,  come La polvere e la gloria di MacKinlay Kanto nel 1957, come Una morte in famiglia di James Agee nel 1959, come The Travels of Jaimie McPheeters di Robert Lewis Taylor.  Il sentiero del West  di A. B. Guthrie, Jr. e così via (Ma chi si ricorda di questi grandi scrittori? Chi sono?).

 

 

Ricordando TURING

by on August 28, 2012

 

 

Senza di lui la guerra contro il Hitler sarebbe stata molto più dura e non è escluso che l’avrebbe vinta lui. Ma veniamo alla famosissima macchina di Touring. E’ è un algoritmo e nello stesso tempo la descrizione di una procedura ripetitiva di poche operazioni elementari e nello stesso tempo l’astratta stilizzazione di tutti gli elaboratori elettronici che sarebbero venuti. Negli anno settanta (non sto a cercare la data precisa) un logico, statunitense Alonzo Churc ( vedi http://en.wikipedia.org/wiki/Church%E2%80%93Turing_thesis) avanzò la tesi che l’insieme delle funzioni computabili coincidesse con l’insieme delle funzioni calcolabili con la macchina di Turing. Non so se la supposizioni di Church sia stata nel frattempo dimostrata ma ciò ha poca importanza,

L’importante che tutto quello che fece non bastò a salvarlo dall’odio dei civilissimi, etici cittadini omologati al paradigma dell’epoca, sdraiati su quel paradigma che diceva che i cazzi dei maschi vanno mesi nei buchi canonici di femmine regolarmente dotate di buchi e labbra inferiori omologate da chiesa e natura e che cazzi (ovviamente omologati maschili) là, in quei buchi canonici, devono entrare e sbavare e lasciare bave e letami affinché dal miscuglio divino e dal brodo di bave nascano i frutti di tanta sbavata. Frutti, si spera, dotati di cazzi e di fic(H)e predisposte per accogliere cazzi e guai a quei cazzi che cercano i buchi di dietro dei esseri maschi. Guai! Guai! perché le guardie ti guardiano, i tribunali sorvegliano, e la società dei civili controlla il tuo cazzo cornuto, il tuo boa costrictor, e c’è pur sempre il santo e civile vicino di casa ecc. ecc. che vede, s’indigna e denuncia il Turing di turno e prima quel maiale di Wilde e oggi quell’immane vergogna di maiale incivile del signor Barlusconi.

 

Senza titolo, museo lunare IL RE DEGLI ANARCHICI- Ma non c'era allora una gloriosa SOCIETA' CIVILE che salvasse Turing? O fu proprio l'allora SOCIETA' CIVILE a condannarlo

 

 

Elfo scrive

Turing fu a capo del gruppo che decodificò i codici dei tedeschi. Grazie a questa decodifica tutti i messaggi segreti tedeschi, tutti i comandi, tutte le informazione che furono intercettate furono anche decodificate. Tutti conoscono le capacità di comando del generale Patton, pochi conoscono Turing.

Perseguitato perla sua omosessualità, processato per omosessualità da pubblici ministeri, giudici, opinione pubblica, lo si dica almeno oggi, senza dignità umana. Gente non pensante che si adagiò su pregiudizi e paradigmi egemoni ma criminali. Dovevano dimettersi da accusatori, da giudici e invece lo condannarono alla galera o alla castrazione chimica e lui fu chimicamente castrato.

Non Turing doveva essere castrato ma i pubblici accusatori e giudici che lo condannarono. L’opinione pubblica non Turing. Turing si suicidò mangiando una mela avvelenata. Aveva 41 anni.

MONTANELLI, BETTIZA, Augias

by on August 27, 2012

Quante preoccupazioni questi LUMPEN

Quante preoccupazioni questi LUMPEN

 

 

Ezio Saia ci invia questo post e noi lo ospitiamo

Poche sere fa, ho sentito il signor Augias, l’icona Augias, il televisivo Augias parlare di Montanelli: con il suo comportamento, con il suo giornale, con la sua uscita dal Corriere della signora  Crespi ci aveva indotto a pensarlo come un bieco ( Rozzo? Vile? Sinistro?) reazionario, ma la sua reazione antiberlusconiana e la cacciata dal Giornale ci ha insegnato che era un conservatore ma non un reazionario (bieco? I reazionari sono sempre biechi e rozzi! Anche fascisti? Ma si, perché no!?)

Un pensiero davvero brillante per questa icona televisiva, per questo vip del pensiero.
Ma la Signora Crespi e il suo brillante salotto radical Chic, cacciandolo dal Corriere, non si comportarono proprio come il Cavalier Berlusconi quando lo cacciò dal Giornale?

Ho rintracciato un bell’articolo di Bettiza ( anche lui cacciato dal Corriere.) pubblicato sul quotidiano LA STAMPA il 12-10-20009.  Non so se posso citare l’intero articolo, ma all’occorrenza modificherò questo post sul questo blog dove sono ospite di Elfo.

 

L’articolo di Bettiza

 

“Virata a sinistra del corriere con l’incredibile cacciata di montanelli da parte della borghesia illuminata Targata Crespi e servo suo e di botteghe oscure Piero Ottone. Fu la più grande cacciata di massa di giornalisti da un giornale. Non un litigio, non un licenziamento che quello si ha con individui o conventicole, no fu una vera epurazione fatta eseguita compiuta non come emigrazione da un giornale all’altra ma come tentativo di taglio di testa definitivo di teste non conventicolari ma chiare manifeste a tutta la nazione.

La borghesia milanese che con tutta quella italiana si autonominerà società civile pronta come schiera alleata serva dei giudici e di quell’incredibile mostro che era la mutazione del vecchio pci.

“da che parte stava la grande e più influente borghesia milanese di allora? “si chiede Enzo Bettiza “certo non con gli scismatici liberali, circa una quarantina, che avevano deciso di dissociarsi, dopo la direzione Spadolini, dalla deriva zodiacale e sessantottina del “Soviet Solferino” secondo la definizione dell’ex redattore Eugenio Montale. SE di una borghesia si poteva ancora parlare in termini di casta e di denaro, essa appariva schierata al fianco dell’affabulatore Ottone, che si dava tponi demiurgici nei salotti, e dell’ultima Crespi Giulia Maria, che di quei salotti era  diventata una sorta d’icona ispiratrice e imperiosa. In realtà non si trattava nemmeno di veri salotti, improntati alla civiltà mondana del Settecento e Ottocento parigini, aperti come l’antica agorà al confronto di idee e opinioni diverse. …. Più che Salotti erano clan esoterici, confraternite quasi tribali chiuse intorno allo scettro del padrone o, meglio, della padrona.

In quei luoghi settari e asfittici, che si pretendevano ariosi e liberi, era d’obbligo pensare, parlare, vestire, talvolta persino mangiare alla stessa maniera. La fauna Vi era rappresentati l’imprenditore sociale e progressista, l’ecologo, preoccupato, il sociologo d’assalto, la giornalista di costume, lo scrittore wildiano, lo psichiatra spregiudicato e antipunitivo. Il clima Il conformismo che vi regnava era monotono come lo sono le mode, e, come le mode era esigente esclusivo di fondo autoritario; chi non accettava le convenzioni del gruppo, o le trasgrediva si poneva automaticamente al bando da solo

Più culture borghesi Chi firmava e chi non firmava petizioni assassine tra durante gli anni di Piombo.

Gli scismatici velleitari di via Solferino, rispettati dal’editore Berlusconi che per anni non osò contraddire d’una virgola Montanelli, erano riusciti nonostante attacchi terroristici non solo cartacei, a raccogliere nelle pagine vilipese del Giornale nuovo il meglio della cultura di dissenso liberale italiana, francese, russa, centroeuropea. Da Rosario Romeo a Renzo De Felice, Fa Feijto a Sacharov, da Arona a Jonesco.

 

Andrebbe anche ricordato che sono stati dedicati tanti scritti e persino un film all’”eroe borghese” Giorgio Ambrosoli, l’Avvocato milanese ucciso da un killer di mafia, ignorando, però, ch’egli non fu soltanto l’irreprensibile commissario liquidatore della banca Sindona: fu anche il legale amico del gruppo del Giornale, sempre presente al loro tavolo, coi suoi pareri e consigli giuridici, nei giorni lunghi e febbrili della fondazione.
In quei luoghi settari e asfittici, che si pretendevano ariosi e liberi, era d’obbligo pensare, parlare, vestire, talvolta persino mangiare alla stessa maniera.”

Se a gente come Augias il Montanelli appariva un reazionario (Rozzo? Bieco?)  a gente come Montanelli gente come Augias doveva apparire come “fauna” di “clan esoterici, confraternite quasi tribali chiuse intorno allo scettro del padrone o, meglio, della padrona”.

 

ANCORA METAMORFOSI di STRUNZ

by on August 16, 2012

SINFOPONIA QUADRATA - Collezione fondazione signora dell'ARTE

 

 

Siti amici   http://filosofia.beepworld.it/

www.danaelibri.it,

Ancora LA METAMORFOSI DEL PROFESSOR STRUNZ

SAIA (  IL FILOSOFO!!!)  ci invia la recensione del Dott.  D’Urso comparsa su DANAE www.danaelibri.it,   al suo romanzetto LA  METAMORFOSI  DEL PROFESSOR  STRUNZ. Va bene…! Pubblichiamo…! Agli amici collaboratori non si dice mai di no! Ma perché lui, lunare, professore e curaro (adesso arriva un quinto) non si fanno il loro BLOG!?   Ovviamente perché è più comodo servirsi del mio. Ma lo STRUNZ chi è?  io o lui?

RECENSIONE

La mansuetudine del professor Strunz è scritta nel suo codice genetico. Quando il dottor Ciripalli, specialista del settore, diagnostica l’anomalo metabolismo da ruminante del matematico, non fa altro che leggere la sua storia e, al contempo, il suo destino, come un abile cartomante. Strunz è un novello Bartleby, un uomo di in-azione, che subisce inerme gli attacchi del suo nemico giurato, che lo perseguita e ossessiona: il riflusso della cultura sessantottina, ovvero quel che ne rimaneva negli anni Novanta. A differenza dello scrivano di Melville, però, il professore si logora nel rancore. A cominciare da quando, poco più che adolescente, il corteggiamento della sua futura moglie lo costringe ai concerti degli odiati cantautori e ai dibattiti dei disprezzati gruppi di sinistra, per finire al momento in cui la sua routinaria vita professionale viene funestata dall’avvento delle nuove teorie pedagogiche. Proprio queste ultime costituiscono l’innesco della prima trasformazione del mite Strunz da figura di secondo piano del consiglio scolastico a strenuo capeggiatore dell’opposizione al rinnovamento. La seconda, definitiva, metamorfosi kafkiana è un ritorno all’originale docilità in una sorta di ciclo cosmico. Ma i propri tormenti, suggerisce la storia del professor Strunz, ciascuno li porta con sé ovunque, persino nella trasmigrazione in un nuovo corpo. Può capitare che la fuga da una specie asservita all’autorità di una presunta egemonia culturale, si concluda in un’altra specie assoggettata al dominio di un malgaro presunto zoofilo, con l’aggravante del persistere dell’ossessione per le lettere livorose da recapitare agli esponenti più in vista tra i politici del centro-sinistra. Il professor Strunz è una sorta di pellicola per negativi di un personaggio di Tondelli –con il quale Saia ha in comune la ricerca di una colloquialità estrema nello stile del linguaggio e l’abbondante uso di neologismi– arruolato nelle schiere degli avversari politici delle figure dello scrittore emiliano, rivelandosi in questa distanza ideologica e culturale un perfetto uomo del suo tempo.

 

 

PRESENTAZIONE DE “La metamorfosi del professor Strunz”

by on August 14, 2012

 

siti amici

http://filosofia.beepworld.it/

www.danaelibri.it

Pubblicità per l’amico Saia (non sa più che cazzo fare? Anche le favolette suigli Strunz?) 

Lo Strunz detesta l'élite ma l'èlite neppure sa che esiste questo Strunz. In fondo ogni paese, ogni lsanda ha almeno uno Strunz. Di solito la pro loco avvisa con un cartello "Attenzione passaggio Strunz"

Elfo

L’amico Saia ci dice con email che la sua favolosa favola sullo Strunz si può trovare nelle librerie del circuito Danae. Ma!?

Poi ci manda due recensioni una del Dottor D’Urso , l’altra del dottor Guido Laurenti Lepubblichiamo con riserva e se avete notizie   di questi critici fatecelo sapere.

Curaro preannuncia una critica contro. Pubblichiamo la seconda perché non ci è stato ancora inviato il permesso dio pubblicazione della prima.  Provvederemo al più presto

La metamorfosi del professor Strunz

di Ezio Saia

Alcune impressioni di lettura

 

  1. Pubblicato nel 2007, La metamorfosi del professor Strunz è un romanzo difficilmente definibile secondo categorie critico-letterarie, ma soprattutto non ascrivibile a «definizioni» e «stili» propri del romanzo otto-novecentesco, seppure ad essi attinga per espliciti rimandi e per impliciti debiti letterari.
  2. La trama è incentrata sulla figura del «professor Strunz» » (si noti da subito la forma tronca del nome a segnalare l’inettitudine del personaggio, che non è per l’appunto uno Strunzo completo, ma è uno Strunzo a metà, insignificante, incapace di rivestire persino quel «ruolo»), un essere (non un uomo tout court) solitario, asociale, meditabondo, esiliato ed estraniato dalla società, la cui biografia ha le caratteristiche di un «dramma eroicomico», con tutte le conseguenze che una narrazione così impostata comporta. Intanto «comico» è il registro stilistico adottato da Saia: la sintassi, i costrutti, il lessico attingono alla lingua parlata, alla lingua dell’oralità. Ma l’ordito retorico non è una riproposizione del parlato: in esso si rintracciano, infatti, aspetti linguistici che denunciano un uso libero, disinvolto, sapiente, autonomo e pienamente consapevole del linguaggio. La lingua è, in effetti, totalmente piegata alla volontà narrativa e non appare riottosa o servile rispetto alle esigenze della narrazione. È piuttosto il linguaggio a creare la narrazione, a strutturare i personaggi, a far vedere e intravedere, a far capire e intuire, a smascherare il non dicibile, a indurre riflessioni e valutazioni. È una lingua, dunque, piegata alle necessità narrative del romanzo. Una lingua composita che attinge a più serbatoi lessicali, come del resto composita e complessa è la vita dello Strunz: numerosi i termini legati alla lingua della medicina, della chimica, della fisica, della filosofia, della politica e delle scienze sociali (pedagogia, psicologia e sociologia) e persino dell’imperante burocrazia. Le parole prelevate da queste discipline sono però, per così dire, «forzate» dalla penna di Saia: sono cioè «metamorfizzate» con suffissi che le trasformano in profondità mettendone in rilievo il «vero significato» – che non è certamente il «grado zero della comunicazione» per dirla con una celebre categoria della linguistica attuale. Un significato, quello dato alle parole da Saia, che si esprime attraverso un’inevitabile «violenza» compiuta sul significante  e che permette di denunciare il «vuoto linguistico» di molti usi di parole e, per necessaria conseguenza, il «vuoto di comunicazione» che esse sortiscono. Parole-slogan; parole sottoposte a un logorio legato ad un uso incauto e inflazionato; parole specializzate dalle varie discipline a significare nuove verità, ma spesso anche vuote realà; parole che non sono più consequentia rerum. In ogni caso, la lingua del romanzo è abilmente «marcata», originalmente personale, fortemente espressiva, senza però mai perdere l’aggancio con la realtà e una piena capacità di comunicare.
  3. Proprio attraverso tale ironia, un’ironia «comica», ma al contempo «eroica», vale a dire, pacata, sussurrata, mai urlata o proclamata o drammatizzata, emerge la spina dorsale del romanzo «eroicomico» di Saia. Un romanzo, ripetiamolo, incentrato sulla vita e, più ancora, sulla «metamorfosi» del professor Strunz, un uomo «strano» agli occhi della moglie, delle colleghe di lavoro, degli amici. Un uomo che ama «masturbarsi» con la lettura (secondo l’eloquente interpretazione psicologica data di lui da una collega della moglie), che non ama le mode del momento, rigettando sia il conformismo politico, sia quello sociale, legato al  vivere quotidiano, sia, infine, quello culturale, che si ritrova, per esempio, nelle verbosità asfittiche e incolori del vocabolario specialistico della «nuova pedagogia» (specchio anch’essa dei nuovi tempi, della nuova società e dunque delle nuove mode). Insomma, un outsider sotto tutti i punti di vista. Ed è da queste sue stranezze, da queste sue rinunce alla vita imposta dalla società del momento, dalla sua strana depressione o, forse, da una malattia più «vera», più «reale» e «concreta», vale a dire dall’ipercolesterolemia, che nascono i problemi dello Strunz. È un essere, lo Strunz, che progressivamente incompreso, isolato, demonizzato dalla società prodotta dalla «cultura» dell’ecumene umana viene via via respinto nella solitudine della propria interiorità, viene cacciato dal mondo civile, dal mondo degli uomini e dalla «cultura» prodotta da questa società. E così un mattino lo Strunz si risveglia animale, si scopre bestia, per la precisione un quasi-toro. Non appartiene più ora alla società degli uomini, non partecipa più della cultura degli uomini: è tornato ad essere un essere della natura, seppure non abbia ancora reciso del tutto i legami con la società umana.
  4. Quale, dunque, il senso di tale «metamorfosi»? Quale la ragione del romanzo di Ezio Saia? Proverei a riflettere, in primo luogo, su ciò che il romanzo di Saia non è o non vuole essere. La metamorfosi del professor Strunz non è un testo «naturalista», «verista» o «neorealista», non è un romanzo psicologico, non è un romanzo di denuncia politica o sociale in senso classico. È un romanzo però in cui la riflessione politica e sociale è sottilmente presente. Un romanzo nel quale, in un registro «eroicomico», emerge una sapiente riflessione sull’esistenza, sull’uomo, sulla società. Un romanzo che con la figura del professor Strunz propone una «metamorfosi» da una pseudo-cultura alla realtà della natura: una radicale trasformazione per tornare a «ruminare» con naturalezza nella natura. È, in ultima analisi, una straordinaria fiaba che non muove da esigenze didascaliche, ma dalla volontà di «narrare la vita», attraverso un caleidoscopio surreale, espressionista e barocco. Un romanzo, un dramma eroicomico, una fiaba, un racconto surreale che si riconoscono e si congiungono nella comune «meraviglia» propria dell’atto del raccontare.

Guido Laurenti

Puoi trovare altre notizie sul romanzo e sull’autore presso (http://www.danaelibri.it/catalogo/recensioni/metamorfosi.asp)  

Torino, 15 aprile 2009

E adesso godiamoci

 

Magistrati, GIP, Taranto

by on August 14, 2012

 

Il nostro gip locato Catanzaro

Elfo Curaro è furioso. Ha interrotto le ferie, ha cacciato lunare e ha spiaccicato il suo pezzo.

 

Interrompo le ferie per addormentarmi e sognare di allungare le braccia di qualche centinaia di chilometri e portare le mie mani (mani di merda, mani di incivile, mani di amorale, mani che detestano il protagonismo intoccabile e costituzionalmente protetto dei nostri gip, gup, Giap, Gap, Crunc, Cranc, Cramp) per stringere (sto sempre sognando) quei colli anche se come si sa, almeno nel sogno, i colli dei nostri gip, gup, Giap, Gap, Cranch, Cramp, Giap, Kunta Kinde sono colli d’acciaio

 

Che in fondo non è quello che voliamo tutti? Tanti bei giudici che ci riportino a quella meravigliosa società dell’oro fatta tutta di giusti,  di buoni di gip, gup, Giap, Gap, Cranch, Cramp, Giap, Kunta Kinde. E basta con quelle morti di inquinamento! Basta, santo cielo, Basta!  E’ inutile che ci dicano “Cerchiamo la via ottima fra il lavoro e la salute, perché

 

QUELLA VIA NON  ESISTE.

 

Lo vedete che non esiste? Santo cielo, siete ciechi? Basta con l’inquinamento e le morti! Basta con le acciaierie, le automobili i trattori, la chimica, le medicine, i cessi, le fogne, i bagni. Torniamo e accogliamola

LA NOSTRA NERA SIGNORA FALCE,

le carestie, la peste, il vaiolo, la fame.

Torniamo finalmente a quei tempi in  cui si crepava a trent’anni ma sani nel corpo!

SENZA CHIMICA, SENZA VELENI. SANI E BELLI.LA VIA

AMEN.

 Articolone sulla STAMPA  (con Titolo virgolettato)

 LA MAGISTRATURA INTERVIENE QUANDO FALLISCE LA POLITICA

A me sembra che la magistratura intervenga come e quando cazzo gli pare. Quando non ne può fare a meno? Quando vuole ribadire che comanda lei?  Quando la situazione consente di fa vedere chi è duro, chi è giusto, chi è Robin, chi è Batman? Chi comanda? Chi abbatte Berlusconi? Quando vuol finire sui giornali?

Ma del resto non glielo permette la costituzione? La nostra grande costituzione! La nostra preziosa costituzione!LA COSTITUZIONEnata dalla RESISTENZA! La santa ammirevole Costituzione prodotta in armonia da TUTTO L’ARCO COSTITUZIONALE e civile!

 

“La magistratura interviene quando fallisce la politica”! Questa è bella! E chi lo dice che e quando fallisce la politica? Un  giudice?La Societàcivile? La società militare? La chiesa? Dio?

La magistratura Interviene? Ma come interviene? Bene? Male?

Leggo

IL GIP TODISCO TARANTINA DOC

La Magistraturainterviene quando fallisce la politica? Davvero? Pensavo che intervenisse quando viene a conoscenza di un reato. Ma chi stabilisce che è a conoscenza di un reato? Lo scrive Dio in cielo?

LO FANNO PER IL NOSTRO BENE! PERLA NOSTRA SALUTE!

 

Non sembra proprio che quelle ventimila persone che rischiano posto, pane e stipendio siano d’accordo che si intervenga così  Ma la legge e la legge e allora si calmino i ventimila perché la magistratura

LAVORA SOLO E SEMPRE PER IL LORO BENE E PER LA LORO SALUTE

 

Amen! Blocchiamo! Sequestriamo! Amen, blocchiamo! Sequestriamo!

 

SECODO ME Per adesso i ventimila sono ammirevolmente civili e moderati come sembrano ammirevolmente moderati i sindacati. Dicono che non tutti gli impianti andavano sequestrati, che non tutti inquinano, che non si può fermare il lavoro, che non si devono spegnere i forni, che una strada in equilibrio tra il disastro ambientale e il disastro umano e sociale esiste  e non è quella dai gip-giap, che il Todisco Tarantina Doc non aveva bisogno di fare l’eroina di ferro, la panzer division, la novella Goldrake et Mamdrake.

MA COSA VOGLIONO QUESTI? Saperne più dei Gip giap? Se lo mettano in testa: QUI COMANDA IL GIP-GIAP- L’INTOCCABILE GIP, l’intoccabile GIAP

 

SECODO ME Se tutto scappa di mano mica al Gip Gisp succede un cazzo di niente! Se tutto va a ramengo la fabbrica chiude, la gente perde il lavoro, l’area resta inquinata. Chi la risana? Nessuno. Nemmeno il Gip-Giap? Nemmeno il GIP GIAP?!

 

Poi ci saranno i suicidi

Poi la miseria

Vedranno miseria per loro per i figli

Vedranno per se, per le famiglie, per parenti solo

UN FUTURO FATTO SOLO DI MISERIA, DI MAFIE, DI MORTE.

 

 

Ma MICA MUORE IL GIP-GIAP!

 

Alla GIP- GIAP- GUP-GAP- Crum chete-Crampete, Mandrake, mica succederà nulla! I politici che hanno sbagliato verranno giudicato dagli elettori e dai giudici, i padroni e i dirigenti dai giudici.

E i giudici? Tutta da ridere! Dal Gip-Giap al GIP-GIAP-Gialappa-Csm?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’ELITE AZIONISTA: BOCCA E GRAMELLINI

by on August 11, 2012

Senza Titolo - Museo La Città e il Demonio

Senza Titolo - Museo La Città e il Demonio

Cultura! Cultura! Cultura! Così dicono gli artisti e l'élite. Così dice la nostra beneamata élite! Cosa potremmo mai fare senza di lei!? Non tremate!?

Buon Giorno da Velenoso Curaro

Non era proprio Giorgio Bocca un loro illustre esponente? E non era proprio Giorgio Bocca quell’illustre partigiano azionista che dopo la prima votazione non solo non si recò mai più a votare ma illustrò quella sua decisione come una adeguata reazione a quegli italiani (maledetti? infami? Ignoranti? Irresponsabili? Disinformati? Papponi?), che dopo il fascismo, dopo la guerra, dopo i partigiani, dopo la liberazione votano ( incredibile!) non psartiytpo d’azione ma democristiano. Incredibile per l’intellettuale-partigiano Bocca che da allora fino alla morte decise di non giocare più. “Non vinco? Non gioco più?” Bella democrazia! Bel democratico. In realtà a Bocca dava fastidio tanto il voto Democristiano che il voto Comunista. Ciò che dava fastidio era il voto popolare. Ciò che odiava, ciò che odiavano quelli come lui era quella cultura popolare che anche dal napoletano Leone con le sue corna anti-iella Dava fastidio a lui come a tutta una consorteria di aristocratici intellettuali

Quel suo far le corna (da Presidente Della Repubblica! Che vergogna!) ben rappresentava la sua oscena appartenenza popolana al di là di tutta la sua scienza giuridica, al di là di tutta il suo onesto irreprensibile comportamento da Presidente della repubblica.

Guardate ora il mini editoriale di Granellini, altro illustre esponente dichiarato e cultore della cultura azionista che sul giornale La Stampa nel suo Buongiorno scrive:

 

Mai come in queste drammatiche ore ci sentiamo di dar ragione all’economista Luigi Zingales quando dice che l’Italia è una peggiocrazia, il governo dei peggiori- la prevalenza del cretino, o comunque del mediocre, raggiunge la sua apoteosi in quella caricatura di democrazia che è diventata la nostra democrazia. Oggi qualsiasi persona di buonsenso, di destra o di sinistra, riconosce che questa politica svilita dai clown, dalle caste dovrebbe affidarsi ai seri e ai competenti. figure alla Mario Monti per intenderci. e ce ne sono tante. ma qualsiasi persona di buon senso sa che se i Mario Monti si presentassero alle elezioni, le perderebbero. perché non sono istrionici né seducenti. verrebbero surclassati da chi conosce l’arte della promessa facile e dello slogan accattivante, in quanto una parte non piccola degli elettori è così immatura da privilegiare i peggiori: per ignoranza, corruzione, menefreghismo. (neretto e sottolineatura miei)

Diro una cosa aristocratica solo in apparenza. neppure le sacrosante primarie bastano a garantire la selezione dei migliori. Per realizzare una democrazia compiuta occorre avere il coraggio di rimettere in discussione il diritto di voto. non posso guidare un aeroplano appellandomi al principio di uguaglianza: devo prima superare un esame di volo. perché quindi il voto, attività non meno affascinante e pericolosa, dovrebbe essere sottratta a un esame preventivo di educazione civica e di conoscenza minima della costituzione? E adesso lapidatemi pure. Stampa

 

Cosa dire di un simile articolo di un cittadino che è un giornalista, che è il vicedirettore di un giornale (il terzo per tiratura in Italia?)? Se la democrazia italiana sta male, il signor Gramellini come cittadino democratico non sta certo meglio. Anzi democratico non lo è proprio! Provocazione? No, verità che viene dalla rabbia, quella rabbia che fa pensare: E’ ora di dirgliela la verità! E’ ora di dirgliela senza nascondersi dietro il solito dito, dietro il solito perbenismo democratico, dietro la solita ipocrisia. Forse la veritas non sta solo nel vino ma anche nella rabbia

Ma siamo sicuri che questa eccelsa cultura azionista o Radical chic sia democratica?

E’ ora tocca alla caduta del presidente Leone.

 

ELFO

Basta così per oggi. Troppo Curaro non fa bene alle arterie dei lettori né a quelle di Curaro. Che poi è sempre così prolisso, rissoso. Insulta se lo censuro. Ma perché non si fa il suo Blog?

Ma godiamoci questa comica di Cacioppo