IL NUOVO TEATRO

by on August 10, 2012

Elfo

 

ABSTRACT - Museo LA CITTA' E IL DEMONIO

 

 

Dalla luna riceviamo:

 

 

 

4 La stagione teatrale a Torino

Dal Vostro fedele corrispondente e poeta

Torino è impazzita! E’ iniziata la nuova faraonica stagione teatrale con favolosi registi progressisti. «Torino progressista fa uno sforzo enorme per la cultura» ha dichiarato il sindaco davanti a una nutrita platea di chic e di vip «Eccelsi registi, famosi attori! Tutto per questa nostra bella città!» Alla sua destra splendevano il baffuto assessore alla cultura e la lucente signora delle Olimpiadi, alla sua sinistra Balivo e la Signoradell’Arte. Quello stesso giorno è stata trionfalmente annunciata la nascita della nuova‘brillante, effervescente Torino turistica e la morte della vecchia, scipita e grigia Torino.
Le rappresentazioni sono iniziate con le prime di Wilde e di Goldoni ed è stato subito caos. Gli attori sono arrivarti coi costumi sbagliati e hanno recitato parti sbagliate, un dialogo della Salomè è finito nei Rusteghi e gli spettatori hanno riso come matti! Il sindaco, disperato, piegato in due dall’ulcera, ha ripreso vita alla notizia che la gente rideva. «Ridono come matti e rido anch’io.» I critici parlano di nuova arte, d’avanguardia comica e la nuova stagione teatrale è finita su tutti i giornali del paese. «Arriveranno spettatori e turisti a vagoni» pare si siano congratulati fra loro sindaco e assessori, bevendo bicchieroni di spumante «Ma come è successo?», «Non si sa, non si sa.», «Neppure i nostri favolosi registar ci capiscono nulla!», «Ma bisogna sempre e per forza capire?» hanno concluso ridendo all’unisono il sindaco, gli eccelsi registi e la signora delle Olimpiadi. Da parte nostra assentiamo a tanta saggezza.

 

Critiche feroci

Qui Torino Lunare il Vostro POETA

Sono arrivati critici teatrali da tutta Italia per vedere il nuovo teatro d’avanguardia e hanno riso a crepapelle.
«Arriveranno turisti a valanghe!» ripeteva, scarmigliato, il sindaco ma il giorno dopo un critico di Milano ha spaventato a morte i ridanciani aspiranti turisti:
«Ma che avanguardia? Nei teatri torinesi regna il caos. Gli attori arrivano coi costumi sbagliati, ognuno recita il suo copione, la gente ride e i teatri sono pieni. Ma perché ridono? Perché un virus li ha resi dementi! E’ contagiosa! Se siete a Torino, fuggite! »
E un altro confermò:
«Sono scandalizzato: pernacchie a Giulio Cesare;  Romeo che prega come Giovanna d’arco e questi torinesi che ridono! Ma che avanguardia! Questa è solo contagiosa demenza! Turisti state lontani da questa orribile epidemia! »
I turisti sono fuggiti e il sindaco, seduto sulla sua sedia barocca foderata in velluto, con gli occhiali a mezzo naso, ha sillabato distrutto quelle critiche false e feroci. Davanti a lui sedevano irrigiditi gli assessori al turismo e alla cultura.
«Un disastro per la nuova Torino turistica!» guaìva il sindaco, la cravatta allentata sul collo, il muso in moto nervoso come un coniglio.

 

LA SIGNORA  DELL’ARTE

Qui Torino Lunare il Vostro POETA

Per fortuna è arrivata in soccorso La Signora dell’Arte. Nella mostra osannata dalla critica e dalla società bella, colta, civile e progressista, ha dato alla luce del mondo la nuova, brillante, collezione di MERDE D’ARTISTA tra le quali primeggiano la merde del poeta Guccini e quella duplice di Volta e Gabbana. I guadagni del ristoro e del bar sono destinati agli assetati del Ghana, agli affamati del Congo ai bimbi dell’Africa ma i visitatori furono stranamente poco propensi a consumare e si registrarono i prevedibili irridenti sarcasmi di una destra incolta, ignorante, egoista. La Signora dell’Arte fu portata alle stelle e aprì la sua casa ai visitatori che poterono così ammirare le sue celeberrime teche che comprendevano fra gli altri capolavori viventi come Mucca cancerizzata e Prostituta verace tempestata di ferite da taglio.

 

 

IL VOTO INFORMATO

by on August 9, 2012

Giudizi politici Il testo da cui è tratto il brano

 

Giudizi politici Il testo da cui è tratto il brano

Giudizi politici Il testo da cui è tratto il brano

LA SOCIETÀ’ CIVILE PENSA AL NOSTRO BENE ANCHE QUANDO RIPOSA

 

Elfo. 

Citiamo dal testo Giudizi politici  di Ezio Saia il seguente brano:
Per altri brani dello stesso testo vedi: http://filosofia.beepworld.it/
Per acquistare il  Testo in versione Ebook vai al sito http://www.meetale.com/

 

Voto consapevole, democrazia rappresentativa, élite.

Parlare di “voto consapevole” significa toccare un tema scottante che coinvolge altri temi scottanti, dal conformismo di pensiero, al conformismo politico, alla convenienza politica, al populismo, alla doverosità dell’impegno politico. Del resto non avvenne in passato che certe categorie, certe classi sociali, certe élite si opponessero all’allargamento del diritto di voto e quindi all’ampliamento dello spazio politico, proprio facendo leva sul concetto di voto consapevole?

L’incessante appello intellettuale al voto ‘consapevole’, al voto ‘intelligente’, al voto ‘autentico’, può apparire attività meritoria ma di fatto può assumere un aspetto delegittimante. Gli argomenti discriminatori e conservatori che in passato venivano portati avanti, ostentati, sono troppo simili a quelli sostenuti dai rabbiosi sostenitori del voto ‘consapevole’ che spesso identificano se stessi come la parte ‘civile’ della società autocelebrandosi come parte nobile, colta o responsabile. Anche allora si protestava contro l’estensione del voto alle categorie degli ‘incolti’, dei poveri-incolti, degli incolti in quanto poveri che in quanto incolti e poveri o poveri-incolti non potevano che votare con colpevole ignoranza. Si cercava così di delegittimare a priori l’estensione del suffragio universale e, quindi, la partecipazione e la dignità politica dei cittadino, il cui fondamento non poggia sul voto consapevole o autentico ma sul concetto “una testa, un voto”, un cittadino un voto.

Nonostante il discredito acquisito in passato, il tema è comunque molto vivo e l’appello al voto ‘consapevole’ è corale e l’atteggiamento di fondo dell’autoelettasi ‘società civile’ non è mutato: non si può neppure avanzare la tesi aberrante di negare il voto ‘inconsapevole’ aberrante, populista berlusconiano, ma si può comunque squalificarlo.

 

Consapevolezza

Non è ben chiara la differenza fra voto ‘consapevole’ e voto non consapevole ma è chiaro il senso legittimante che a questo ‘consapevole’ viene attribuito dall’aristocrazia del pensiero politico, da certi giornalisti e commentatori politici, da certa società ‘civile’, i cui membri si autocelebrano come cittadini più cittadini degli altri, perché vivono e partecipano attivamente alla vita politica, anche senza essere politici di professione.

Ciò nonostante i cittadini continuano a non votare (come vorrebbero gli aristocratici pensatori della elite politica dominante) con un voto ‘consapevole’. Ma cosa vuol dire voto ‘consapevole’? Quando è ‘consapevole’ un voto ? Quando il pensiero che precede il giudizio è consapevole? Quando il voto che esprime con un sì, con un no, è consapevole? Chi decide sulla consapevolezza? In cosa consiste? Chi giudica sulla consapevolezza o non consapevolezza di un voto?

Il concetto di ‘Consapevolezza’ si avvicina molto al concetto di ‘autenticità’ ed entrambi richiamano le figure del maestro, del guru e del profeta.

Voto autentico e voto non autentico dunque! voto meditato e voto immeditato, non informato e voto informato che scaturisce, proviene, è motivato da un’ analisi colta e partecipe della realtà politico-sociale, da un impegno disinteressato, politicamente impegnato e importante, da un alto valore civile e morale, che secondo “i cittadini più cittadini degli altri” dovrebbe essere praticato da tutti i cittadini per meritare la loro stima ed avere quel qualificato valore a cui tutti i cittadini dovrebbero aspirare.

Ma chi stabilisce questa autenticità? Quando e con che caratteristiche un voto politico deve essere ritenuto consapevole? Qual è, se pur esiste, un confine tra voto inconsapevole e voto consapevole? Chi decide in cosa debba consistere questa consapevolezza e con quali criteri debbano essere tracciati i confini? Le élite culturali, politiche, economiche? E cosa sono queste élite? Da dove deriva la loro importanza? Chi decide quale sia la società civile e la società incivile? Che conseguenze ha e cosa presuppone l’esistenza di una teoria del giudizio consapevole? Non corriamo il rischio che il voto consapevole finisca per essere una declinazione dell’ideologia dominante, dell’oppressione ideologica e morale, del dominio culturale, e che l’appassionata campagna del voto autentico sia in realtà una interessata strategia di cattivi maestri dell’élite culturalmente egemone?

Il fatto stesso che si affermi l’esistenza di un voto consapevole o autentico implica l’esistenza di un voto inconsapevole o inautentico e, come si è già sottolineato, che debba essere assegnato al voto un peso che ne stabilisce il valore. Questo peso del resto non viene neppure negato: “Purtroppo il mio voto pesa come il tuo, anche se tu leggi giornali sportivi, vai alle partite di calcio, non sai neppure chi è l’attuale Presidente del Consiglio e non hai certo né il tempo né la volontà di pensare e di studiare i problemi della società, né di valutare le soluzioni possibili, né di studiare la storia, mentre io m’impegno in tutti questi  argomenti e quindi quando vado a votare so perché voto, so come voto e potrei argomentarlo, mentre non so come voti tu e non lo sai neppure tu”.

Come si vota? Perché si vota? Si possono dare tante risposte ma certamente il cosiddetto “voto consapevole e ragionato” è abbastanza raro e spesso è forte il sospetto che in questa sua rarità: 1)le cosiddette ragioni di consapevolezza non siano altro che razionalizzazioni a posteriori per giustificare con gli altri e con se stessi un voto che in definitiva è in coerenza ai suoi interessi; 2)che questa consapevolezza sia nient’altro che un ripercorrere, un rideclinare l’architettura del paradigma dominante e le ragioni di una cultura egemone, scambiata per “la cultura”. Quell’invito della Arendt a liberarci dei pregiudizi e imparare a pensare, imparare ad esercitare la capacità di pensare, è totalmente disatteso. Si nasce politicamente e culturalmente di sinistra o di destra, si seguono fedelmente tutte le linee guida, i pregiudizi dei rispettivi paradigmi o fedi, si muore a sinistra e a destra neppure osando mettere in dubbio che la stessa opposizione amico- nemico possa avere altre articolazioni che l’alternativa sinistra – destra. L’incapacità di pensare e liberarsi quindi di tutti i pregiudizi è la fonte di tutti i tabù, di tutte le sacralizzazioni dei principi, di tutte le mitologie del presente. Di fronte a un tabù, a un mito, a “un sacro” ci si ferma e si china la testa in rispettosa adorazione, in rifiuto di discussione, in adorazione del sacro. Si odono frasi come “questo principio non è disponibile per la democrazia” che invece di essere orgogliosamente ostentato in una democrazia dovrebbe indurre a vergogna chi lo pronuncia. Se un tal principio non è a disposizione della democrazia, quale autorità ne ha disposizione? Il cielo? Il re? il Progresso civile? La società civile? L’essenza della natura umana? Il diritto naturale?  Il lavoro minorile, il divieto di lavoro forzato per i carcerati, la condanna a morte, la Repubblica parlamentare, la Costituzione e ciò che in esso è scritto, la resistenza, l’obbligatorietà dell’azione penale, l’assoluta indipendenza dei giudici, la buona intenzione del comunismo e così via – l’elenco è interminabile – sono gli innumerevoli principi intoccabili che viceversa sono tranquillamente toccati in altre solide democrazie. Oggi non è tanto il principio, vattinianamente, heideggeramente inteso, ciò che ci tacita, ma quella cassireriana mitico-religiosa percezione del mondo, obbligatoria degenerazione di una cultura egemone che la continua creazione di miti, sacralità, tabù chiude le vie del pensiero, atrofizza la nostra capacità di pensare.   

Questo non è cinismo ma pura e semplice presa di coscienza di ciò che avviene in contrapposizione a ciò che, si dice, ‘dovrebbe avvenire’. Non è neppure riserva morale, perché in definitiva la strategia della menzogna è stata ed è fondamentale per la sopravvivenza. La tigre che si acquatta per cacciare la gazzella, presenta alla gazzella un mondo in cui non c’è la tigre in agguato. La tigre falsa il mondo e mente ma senza mentire non potrebbe sopravvivere. Del resto Nietzsche mette in dubbio la verità sul mondo e Freud ci mette in guardia sulla verità delle nostre stesse credenze. Crediamo di amare nostra madre, ma in realtà la odiamo, crediamo di odiarla e invece la amiamo, ma forse neppure queste verità sono vere. Anche il mentire a se stessi, è un comportamento salvifico.

 Già parlare seriamente sul come il voto dovrebbe avvenire presuppone dunque una squalifica di ciò che avviene e pone la domanda. “E’ un voto immorale un voto dato per tutelare i propri interessi? E ancora: chi dovrebbe essere delegato al giudizio? E ancora: la storia non è disseminata di pensatori superbi e da profeti dell’autentico che come Heidegger pretesero di fissare un criterio di giudizio per l’autenticità del nostro comportamento, salvo poi allearsi con i nazisti

Parlare di teorie del voto consapevole significa asserire che esiste un voto consapevole e un voto inconsapevole, significa asserire che esiste un criterio secondo cui tutti dovrebbero comportarsi e una pluralità di modi secondo i quali invece i cittadini si comportano. Significa che oltre a pensare a come dovrebbe votare il cittadino, ossia alle Teorie del giudizio politico, sia necessario analizzare le motivazioni con cui votano effettivamente i cittadini.

Esiste tutta una letteratura moralmente indirizzata in questo senso. Basti ricordare ad esempio la conversazione tra il generale Della Rovere (De Sica) nel film omonimo in cui all’uomo ‘semplice’ che chiede perché debba essere condannato, lui che non si è mai interessato di politica e che quindi non ha mai commesso reati politici, il generale risponde che proprio in questo disinteresse, nell’aver lasciato soli coloro che si opponevano alla dittatura, nel non aver preso le armi con loro, sta il suo peccato.

Questa è la tesi, il paradigma da declinare e ampiamente declinato: l’impegno politico, soprattutto nelle situazioni in cui sono minacciati valori sociali ampiamente condivisi dalla maggioranza. Una condivisione che si autoalimenta, si autogiustifica, si autocelebra nel circuito della moralità e nel dovere che fatalmente ha il suo rovescio nella condanna (morale e politica) di chi così non condivide, di chi così non opera, dimenticando che ciascuno è diverso dagli altri, ciascuno ha sua la visione della vita e del suo senso e che una società civile trova la possibilità di essere, solo rispettando le diversità, anche quando non sono assimilabili a ciò che il mondo dell’etica, emerso come nuovo Olimpo e come tale alimentato, ufficialmente o non ufficialmente sanziona.

Si è già detto come conoscenza e libertà abbiano come requisito d’esistenza la tolleranza del diverso. Ma la tolleranza del diverso è un ostacolo tanto difficile da superare, tanto prolifico da rigenerarsi, perché proprio l’intolleranza, e la sua sorella omologazione, sono strutturali nel comportamento sociale umano.

Nel caso specifico, l’oggetto attorno al quale viene costruito il comportamento morale è la reazione politica all’oppressione che ‘deve’ moralmente provocare nel cittadino una ribellione politica e morale tanto più forte quanto è immorale e delittuosa l’oppressione. Sono coinvolti quindi quei comportamenti concettualizzati come sudditanza, libertà e ragione morale che trovano sbocco nell’azione politica di opposizione e ribellione dimenticando però l’insopprimibile diversità degli uomini e come per alcuni sia persino più tollerabile una condizione di schiavitù o comunque una condizione di libertà ridotta o comunque una condizione con connotazioni così negative da evocare con disprezzo l’accettazione di una condizione di servitù.

 

Epitteto direbbe che nel proprio spazio interno si è schiavi solo se lo si accetta e che quindi si può essere comunque e sempre liberi di pensare, gioire indipendentemente dalle condizioni esterne. Ciò significa, secondo Epitteto, che si può essere schiavi all’esterno e liberi all’interno. Servi all’esterno e liberi all’interno. Questo non esclude che, oltre che liberi dentro di sé nello spazio politico di Epitteto, non si voglia fortemente esserlo fuori. Ma non vuol dire neppure che, al contrario, questo desiderio sia di tutti perché la condizione di servo può essere preferita a quella di libero, perché l’istinto di delega può divenire culturalmente strutturale, perché lo spirito gerarchico e il relativo comportamento è stato ed è, si è dimostrato e si dimostra,  salvifico rispetto alla pressione selettiva. Il problema è quello di riconoscere il proprio posto nel mondo e di  sposarlo. E, fra gli innumerevoli caratteri, quello che aborre la responsabilità e preferisce che altri traccino il suo percorso non è raro, che anzi l’attitudine ad essere ‘servo’ sia una componente più o meno forte presente in ogni essere umano. La libertà in questo caso non è la libertà di essere libero ma quella di essere servo. E tutti i tentativi e gli sforzi volti a far opera di redenzione, di riscatto siano in effetti atti violenti di omologazione che si travestono moralmente come opere di redenzione che hanno tuttavia una loro profonda ragione strutturale oltre che politica nella spinta dell’uomo ad omologare, conquistare, assimilare. Un spinta che è risultata vincente nella sopravvivenza e ha fatto sì che l’uomo fosse così com’è.

Ma anche senza giungere a una tesi così provocatoria, perché si è servi o per circostanze esterne o per volontà propria,  al principio positivo dell’uniformità il pensiero anarchico contrappone quello delle differenze che si esprime proprio nell’irrinunciabile constatazione che gli uomini sono differenti per indole, carattere, biologia, e che certe differenze non sono comunque omologabili neppure con la costrizione, la tortura o la morte .

Vorrei concludere con una citazione da “Ricordi di Apprendistato” del matematico Andrè Weil

Andrè Weill,  Souvenirs d’apprendissage 1991 (in Italia: Ricordi di apprendistato, 1994, Einaudi

. Quante volte, e per esempio quando dico che non voto mai alle elezioni, mi sono sentito obiettare: «Ma se tutti facessero così… » Al che sono solito rispondere che questa eventualità non mi sembra abbastanza verosimile per ritenermi obbligato a tenerne conto.

Al contrario sono stato profondamente influenzato dal pensiero indù, e dallo spirito della Gità, nel senso in cui credevo di poterlo interpretare. La legge non e: «Non uccidere», come recita il precetto che le religioni ebraica e cristiana hanno incluso – ma quanto vanamente – fra i loro comandamenti. La Gasi apre con Arjuna che ferma il carro profondamente influenzato dal pensiero indù, e dallo spirito della Gita, nel senso in cui credevo di poterlo interpretare. La legge «tra due eserciti, invaso da indicibile pietà» e si conclude con Krishna che gli comanda di gettarsi nella mischia senza esitazione, e con Arjuna stesso che lucidamente accetta di eseguire questo ordine. Come ogni cosa di questo mondo, anche il combattere e un’illusione: non uccide, chi ha squarciato 11 velo di questa illusione, ne può venire ucciso. Non esiste una regola universale che prescriva a ciascuno come si deve comportare: l’individuo porta in se il suo dharma. Nella società ideale, che e quella dei tempi mitici del Mahabharata, il dharma coincide con quello della casta: Arjuna appartiene alla casta dei guerrieri, quindi il suo dharma e di combattere. Quanto a Krishna, e l’essere eccezionale, incarnazione della divinità: « ogni volta che il dharma viene meno, e il suo contrario trionfa, allora sono io a generare me stesso » recita un versetto celebre1 che fu citato anche a proposito di Gandhi. Krishna e al di fuori del dharma.

Vero e che Arjuna descrive in anticipo a Krishna le inevitabili conseguenze del combattimento mortale che sta per scatenarsi: non solo la morte degli esseri amati, ma anche il disordine sociale, l’immoralità delle donne, la confusione delle caste. A tutto questo Krishna non da risposta: ma la battaglia di Kuruksetra si conclude con 1′annienta-mento pressoché complete dell’umanità intera: non per nulla l’arma suprema era nelle mani di Arjuna. Un epilogo davvero stranamente moderno! Krishna si e incarnato: ma al mondo ha portato soltanto la Gita. Ed e già molto.

Che cosa concludere da questo insegnamento, ammesso che lo si voglia prendere sul serio? E evidente che la nostra società vive nella confusione delle caste: L’unico rimedio e che ciascuno cerchi di determinare il più chiaramente possibile il proprio dharma, che può essere soltanto individuale. II dharma di Gauguin e stato la pittura. Il mio, come me lo immaginavo nel1938, mi sembrava evidente: dedicarmi alla matematica con tutte le mie forze. Il peccato sarebbe stato soltanto lasciarmene distogliere.

Non ignoravo il Critone, né la prosopopea delle leggi immaginata da Socrate….

[BhagavadgTtd, IV, 7].

 

 

Dopo questa lunga citazione godetevi La barcarola

L’accordo sull’Abaco

by on August 8, 2012

Torino lunare - Autore ignoto - Museo IL RE DEGLI ANARCHICI

L'èlite lavora per rendere sempre più bella la città Torino lunare - Autore ignoto - Museo IL RE DEGLI ANARCHICI

Dalla Luna lunare ci scrive:

L’accordo sull’Abaco

Qui Torino Lunare il Vostro POETA

Almeno una volta, grazie all’infaticabile opera dell’infaticabile direttore Balivo, s’è sperato che davvero si toccasse la fine; e infatti fu vittoriosamente comunicato alla stampa che un accordo esisteva ma quella stessa sera la dottoressa Marilli, D.S., telefonò a un giornalista e sputò la sua rabbia:

«Sono anni che la sera, il sabato, la domenica lavoro nel partito, nel quartiere, alle feste dell’Unità. Ancora ieri mi hanno detto: “Quel posto, alla neonata fondazione Rinascita dei bachi da seta è tutto tuo, ma oggi che apprendo? Che una sciacquetta della società civile, quella che è tanto, tanto, tanto solidale coi bimbi dell’Africa, con gli assetati del Kenia, con gli emigrati marocchini, quella che vive in collina, con giardinieri e serve, che ha avuto il nido privato, l’asilo privato, ecc. ecc., quella sciacquetta, dicevo, si prende il mio posto alla fondazione per i bachi da seta. Non era nulla quella fondazione! Non ti danno neppure il gettone di presenza, ma io già sognavo di amare e svezzare i miei gelsi e i miei bachi. E ora? Ora il mio sogno, Pouf, è svanito per colpa di quella sciacquetta con cuoca, servi, palazzo con parco, villa a Lerici, ecc. ecc. ma ora racconto come la sciacquetta ha usato la sua fresca fessura, a chi l’ha data la madre ecc. ecc, le puttane del padre ecc. ecc. »

Quella stessa sera un famoso regista infuriato si scatenò con due giornalisti:

«Nomineranno direttore il Signor Patrizio Salmone, che fiuta coca e non capisce nulla. Dovevo fare il mio Miles Gloriosus, la mia Locandiera, il mio Sartre e non farò un bel niente. Il Salmone mi ha detto “Io sarò direttore e tu potrai dirigere solo le rane del tuo giardino” ma io ho un dossier su quel maiale. Se vuoi lavorare per lui e sei femmina ecc. ecc., se sei maschio ecc. ecc.»

Quella stessa sera un infuriato dottor Salamini telefonò al giornale «Ma come? Io lavoro gratis per gli oratori, per le Onlus, per il Cottolengo e chi mi preferiscono? Un Margheritone raccomandato dal vescovo, che fino a ieri ecc. ecc. » Non erano ancora trascorse due ore da questi deplorevoli eventi che la guerra riprese.

Colpi di stato, Elites, Voto informato

by on August 6, 2012

Donna Elite - Museo lunare La città e il Demonio

 

Donna Elite - Museo lunare La città e il Demonio

COME SEMPRE LE ELITE VEGLIANO SUL NOSTRO BENESSERE

Elfo 

Curaro ci invia

Curaro. Chi sono i golpisti?

Cominciare da Leone? O dall’egemonia culturale della sinistra? Perché non da chi sono? Chi sono costoro ? Questi elevatissimi cervelli che hanno tramato, che non riusciremo certo a portare in tribunale. Chi sono queste supreme menti?

Lo ripeto! Sono ( a mio avviso) gli elevatissimi cervelli della laicità culturale. Quella che arriva direttamente dallo scomparso partito d’azione. Proprio loro! Proprio quelli eternamente citati con rimpianto. I Vati, le gemme, i profeti, i saggi della Nostra Repubblica Nata Dalla Resistenza, la cultura della resistenza evolutasi nella spiritualmente aristocratica consorteria di radical Chic.

Un vivaio non certo percentualmente elevato di numero quello dei militi della Resistenza! Un numero non certo percentualmente elevato se paragonato alla popolazione italiana. Non elevato  anche ammettendo i numeri certificati dalla Vulgata Resistenziale e che comunque, forse, non sono numeri reali. Un numero che comprendeva comunisti, socialisti, democristiani, liberali, generici badoliani (così li chiama il partigiano Jonni ) militari sbandati, militari in fuga, militari convinti e, all’interno di questa massa, IL TESORO, LE GEMME, L’ELITE DI SINISTRA NON COMUNISTA E NON POPOLARE, L’ESTREMO PRODOTTO DELLA FEROCE SELEZIONE NATURALE, DARWINIANA, I CERVELLI, GLI ETICI, GLI ESTREMI SUPERIORI, I LIMITI che, Santo Cielo!, NUTRIVA UNA GIUSTA DIFFIDENZA CONTRO TUTTO QUEL POPOLO IMPREPARATO, INCOLTO, VOLGARE, FANATICO, CONSERVATORE, IGNORANTE PAPALINO, STALININO, LINININO, CANINO, BRUTTO, PUZZOLENTE, VOLGARE, SUPERSTIZIOSO, FANATICO CHE LI CIRCONDAVA e che doveva essere intelligentemente ed eticamente pilotato nella grande avventura di formazione della nuova Italia democratica. Un popolo che, però, puntualmente, alla prima elezione non seppe capire, non seppe vedere che, in mezzo alla massa di partiti e candidati amorfi, ignoranti, irresponsabili, rozzi, c’erano loro! Le Menti! I Celesti! I Saggi, i Colti e le guide spirituali e morali.

Insomma questo popolo confuso andava anche guidato nel votare? E se anche questo non bastava bisognava pur rimediare alla loro insipienza dopo il voto! Con calma, con gli anni ma inflessibili come dei padri etici e responsabili.

Ed ecco che siamo giunti al punto. Siamo giunti a quella istruzione, a quella saggezza a cui doveva arrivare il popolo confuso per pervenire infine a quel VOTO INFORMATO che tutti dovrebbero praticare, che tutti dovrebbero volere affinché vengano finalmente votati i veri saggi, gli unici saggi, i frutti più alti dell’evoluzione, i frutti più etici dell’evoluzione.

Su questo benedetto voto informato presenterò un brano del mio amico filosofo, ma intanto godetevi non il solito comico del nostro sciocco elfo ma questo robusto e popolare canto trionfale dalla Aida

Tutto per il bene dei torinesi – La guerra dell’Abaco

by on August 4, 2012

 

 

In attesa di avere le immagini del museo della Fondazione SIGNORA dell'ARTE accontentiamoci di questo "Amanti lunari del civico museo lunare Il Re degli Anarchici

1 Introduzione di Elfo

Poeta è fatto così. Non ha il m inimo rispetto per chi legge e comincia a raccontare come noi della Torino lunare si sapesse tutto e tutti sapessero, in particolare, che   il potente direttore del potente circolo Turati (che pare non esista neppure nella Torino terrestre) al potere ormai da quarant’anni, ormai vecchio sbrodolone ma sempre avido e lupesco vassallo della Torino cultural chic s’era fatto in pubblico la cacca  nei pantaloni.

 

Torino impazzita. Tutto per il bene dei torinesi.

Qui Torino Lunare il Vostro POETA

Qui Luna dal vostro poeta: le pubbliche cacche nei pantaloni non potevano essere tollerate e neppure il boccaccesco sabba al Caricola. «Sostituirli?»  si cominciò a sbraitare «Non basta! Questa è un’epidemia!» E lassù nelle ovattate stanze dove, tra intarsi di marmi e di legni pregiati, la laboriosa, colta disinteressata elite illuminata dal Sole, lavorava per il bene di tutti, ha sentenziato «Qui salta il banco!» E fu così che l’alta e altissima elite, diede il via alla guerra dell’Abaco.

Sono saltati i consigli di fondazioni e teatri, di musei e di enti, di autostrade, di banche e di Asl, a partire dalla potente e opulenta fondazione San Paolo fino a infima e povera per la pesca di vigna. Sono saltate le direzione di musei, autostrade, enti per trote, per nebbioli, baroli, tartufi di Alba, conigli di Langhe, erbe dell’alpe, fiere bovine, fiere suine, alpi, alpeggi, eventi e festival, teatri, farmacie, settembri musicali, protezione stelle alpine, muccaggi autoctoni, forti militari, abazie, strade, autostrade, asili, orfani, enti morali, trasporti regionali, provinciali, comunali ecc. ecc. Un immane Tsunami s’è scatenato sull’eternamente instabile equilibrio dell’Abaco, un vero uragano ha investito l’austera, bella, intelligente colta, solidale, progressista società civile e politica. La città s’è ritrovata nuda e in lotta feroce.

Le riunioni hanno assunto un ritmo vorticoso. Margherita–Ds, Ds-Margherita, Margherita –Ds, Ds-Margherita, Margherita –Ds, Ds-Margherita, Margherita –Ds, Ds-Margherita, Margherita–Ds, Ds-Margherita, Margherita–Ds, Ds-Margherita, Società civile-Ds, Società civile Margherita, Margherita-società civile, Società civile- Ds, Società civile Margherita, Margherita-società civile, Società civile- società civile, Altri-società civile Margherita–Ds, Ds-Margherita, Margherita–Ds, Ds-Margherita, Margherita–Ds, Ds-Margherita e Cultura. Cultura, Cultura tanta Cultura perché questo è l’oggetto delle vorticose riunioni: la cultura e il bene dei cittadini. In tutte le riunioni come un furetto saltella il direttore del circo, mago Balivo, amico di tutti, calcolatore di punti, provvidenza del cielo.

La battaglia si protrae interminabile. Nei bar, sui giornali, nelle ovattate stanze, nelle sedi dei partiti, nei retri dei palcoscenici, negli uffici, nelle ville, sulle barche, negli alberghi, nei teatri, negli uffici, nei caffè; la battaglia ferve dovunque, ovunque l’Abaco con le sue tessere viene manipolato, violentato, strappato perché i posti sono tanti ma non infiniti e gli affamati, tenaci, combattivi pretendenti ancora di più. Un’immane opera attende la nostra civilissima alta e altissima elite, totalmente dedita al bene di tutti, alla grande cultura, alla solidarietà corposa e diffusa, ai bimbi dell’Africa, agli affamati del Kenia, agli Assetati d’Etiopia. L’austera, bella, intelligente colta, solidale, progressista società civile ha sulle sue spalle disinteressate il bene di tutta Torino Lunare Taurini e il bene di tutti.

Previsioni, scommesse, pettegolezzi e teorie fioriscono nelle case, nei bar, negli uffici, nei parchi. Si racconta di urla, di coltelli volanti, di patti e spiate, di boccacceschi ricatti, di tangenti, di mercati di sesso e denari. La città è invasa da una nuova pazzia, ma non si spaventi il lettore: al giorno d’oggi non ci si sgozza più né si uccide più il rivale, tutto avviene in salotti vellutati, ovattati tra marmi e legni, tra inchini, sorrisi e sorsi di brandy: l’ambiente è delizioso e ricco, le aragoste succose, gli abiti targati e griffati, le rughe stirate, i seni alti e rimpolpati: una gioia per gli occhi; tutto e sempre per il bene dei cittadini, per gli assetati d’Etiopia, per gli affamati del Kenia, per i bimbi dell’Africa.

- Margherita – Ds – Ds – Margherita,– Ds – Società civile – società civile – società civile  Ds – Margherita e Cultura. Cultura, Cultura tanta Cultura – tanta Società civile – società civile – società civile  Ds – Margherita – Cultura. Cultura, Cultura tanta Cultura

ELFO

La Guerra si profila estenuante,  Poeta lunare tornerà domani o chissà e intanto godetevi il filmato

 

 

Evasori fiscali ed evasori democratici

by on August 3, 2012

La signora Gauss - Museo lunare la Città e il Demonio

 

 

La signora Gauss Museo lunare La Città e il Demonio

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Elfo

Curaro ci invia

Buongiorno Gente, sono Curaro

Elfo dice che ho il chiodo fisso dei colpi di stato. Non vi piace il termine? Non è adeguato? E come dovremmo chiamare quell’azione o quella manovra che fa’ si che i cittadini (non il popolo, non la gente, ma i cittadini) votino una maggioranza, un presidente del consiglio e se ne ritrovino un’altra o un altro. E mica è successo una sola volta e da una sola parte. No! E’ capitato una prima volta con Berlusconi, una prima con Prodi, una seconda con Prodi, una seconda con Berlusconi.
Berlusconi la scampata e ha governato per una legislatura ma cosa non è stato fatto per cacciarlo anche in quella occasione!
Prendo nota di una differenza fra le cacciate di Prodi e quelle di Berlusconi:

1) Prodi fui fatto cadere dai suoi. (la prima volta (pare) da Dalema e la seconda da Veltroni);

2) a Prodi, la prima volta, successe un compagno della stessa parte politica, e la seconda si andò a nuove elezioni perché non esisteva più una maggioranza di sinistra e Prodi si leggeva sui senatori a vita. ( Che tristi figure! E’prossima una buona dose di veleno da parte di Curaro)

3) che a Berlusconi successe entrambe le volte una diversa maggioranza rispetto a quella che aveva vinto le elezioni.

Detto ciò possiamo dire  che tutta la storia della nostra democrazia è stata un susseguirsi di colpi di stato a cominciare dalla caduta del presidente Leone e sempre (a pare di Curaro) per opera di un ben preciso gruppo politico che uscito dalla resistenza come elite intellettuale, come, come riferimento culturale, come gruppo di mairtre a penser e guide spirituali, con l’ambizione di essere guida morale,  ideologica e politica della nuova repubblica si ritrovò, coi pochi voti raccolti nelle prime elezioni, nelle tristi, deludenti, umilianti condizioni di chi, reputandosi la parte migliore, l’elite intellettuale, la guida spirituale si rende conto che non piloterà nessuno, che non sarà riferimento per nessuno.
Generali senza truppe insomma! E neppure riconosciuti come generali!
Nessuno si deve stupire! Anche i cosiddetti intellettuali del Manifesto, si illusero di essere guida e riferimento intellettuale per l’intera truppa comunista. Peccato che la truppa comunista avesse già i suoi generali e le sue guide.
Naturalmente quelle altissime e nobilissime elite culturali quei colossi etici e  morali che vengono dalla Resistenza, che hanno per antenati il partito d’azione, che sono belle colte, responsabili,intelligenti che potrebbero dire di frante a simili accuse? Sorridere o scandalizzarsi di fronte ad accuse così volgari e repellenti?Oppure degnarsi appena di controbattere che le azioni qui  contrabbandate come congiure e colpi di stato sono in realtà normali e lecite pratiche democratiche?
Se l’accusa non fosse sostenuta da un oscuro Curaro ma da chi ha tutte le carte in regola e appartiene all’elite giornalistica e intellettuale sosterrebbero probabilmente che l’accusatore non capisce nulla, che è in malafede e che quelle azioni sono normali, lecite, democratiche e alla luce del sole.

Ammetto che sono giuridicamente lecite ma nello stesso tempo le qualifico come democraticamente criminali. E’ vero che si viaggia sul crinale della democrazia ma il fatto che giuridicamente tutto sia legale, che tutto si sia svolto alla luce del sole nel parlamento non modifica i termini della questione. Anche coloro che eludono lo  fanno alla luce del sole, anche coloro che eludono sono entro i limiti della legge e formalmente la rispettano. Sono entro i limiti ma in realtà ne aggirano le debolezze e, in definitiva, non pagano le tasse dovute proprio come i famigerati evasori  fiscali.
Si dice che gli evasori evadono e gli elusori eludono ma sostanzialmente entrambi non pagano le tasse che dovrebbero pagare. Gli elusori fiscali sono le elite intelligenti e furbe dell’evasione propria come i nostri elusori politici sono le elite intelligenti e furbe dell’evasione democratica. Formalmente sono a posto giuridicamente pure ma non possono nascondere che, con le loro manovre, la volontà degli elettori viene aggirata proprio come viene aggirata la legge dagli elusori.

 

Elfo

Basta così! Stop col velenoso Curaro e godiamoci questa comica!

 

 

Ciao sono Elfo

by on June 26, 2012

 

 

La festa totemica

Anche quando si diverte l'elite progressista pensa sempre e solo al bene di tutti noi

 

Presentazione Blog: Elfo, Curaro, Lunare

 

1 PRESENTAZIONE DI CURARO

Curaro è sempre irritato. Detesta la cultura e l’egemonia culturale della sinistra. Ha alcuni chiodi fissi.
1) una profonda, feroce, diffidente avversione  verso la cultura Laica di sinistra, quella proveniente dal partito d’azione per intenderci, quella che si riconosce nei due giornali Repubblica-Espresso.. Una cultura che, secondo Curaro, ininterrottamente dedita ha ordire colpi di stato a cominciare dal clamoroso caso delle dimissioni obbligate del presidente LEONE;
2) una feroce, diffidente avversione  verso la cultura Laica di sinistra in relazione alla ricostruzione storica del periodo della resistenza. Una cultura che ha, secondo Curaro, ‘inventato’ e ancora ‘inventato’,  che ha selezionato e represso e che ancora oggi spadroneggia e inventa basti pensare alle peripezie del giornalista Pansa e all’ostracismo di quella cultura verso ogni riferimento alle Foibe. Oggi le cose sembrano cambiare ma se si accenna a questa prospettiva Curaro si rivolta come una vipera a cui si pesti la coda.

Per lui se questo piccolo passo in avanti esiste il merito è proprio per merito di quella cultura ferocemente anti ideologica, antitotalitaria, anticomunista contraddistinta spregiativamente come berlusconismo che non solo ha ridato cittadinanza alla destra, ma continua a ricordare da dove viene gran parte di ciò che oggi ama presentarsi socialista socialdemocratica, democratica di sinistra. Non parlategli di memoria condivisa perché vi risponde: “condivisa con loro che l’hanno monopolizzata per cinquantenni?” e l’interrogazione  retorica è appena l’inizio di una inesauribile filippica.

 

2 Presentazione di Lunare

Lunare è un poeta che faceva il poeta e moriva di fame.  E così s’è fatto spediire su uno Sputnik sulla faccia nascosta della luna a raccontare le vicende di un’incredibile Napoli lunare, di un’incredibile Roma lunare, di un’incredibile Torino lunare.

Sindaci di quelle città sono rispettivamente il signor Bassolino Lunare, il signor  Veltroni lunare, il signor Chiamparino  lunare (il mondo della luna è in ritardo sul mondo della terra) che non centrano nulla coi nostri Bassolino, Veltroni e Chiamparino. Anche se nella Torino Lunare esiste una Signora delle Olimpiadi, un sindaco Chiamparino, una famiglia Agnelli ecc. Questa signora delle Olimpiadi lunare, questo sindaco Chiamparino lunare, questi Agnelli lunari sono assolutamente diversi dai loro corrispondenti sulla terra. Il sindaco lunare Chiamparino, ad esempio, quando parla in pubblico dice sempre “Cittadini di tutto il mondo venite a Torino, vedrete le nostre meravigliose regge, a pregare nelle nostre  superbe chiese, a bere i nostri superbi vini ecc. ecc.” come non fa certo il Chiamparino terrestre.
Insomma anche la Torino lunare sta diventando una Torino turistica e il Chiamparino lunare giustamente si dà da fare.

Poeta Lunare promette una cronaca scintillante e fedele ma non illudiamoci. Intanto si è già innamorato sia della locale Signora delle Olimpiadi sia di una certa signora Rottermaier. Ecco infatti che, immaginando di omaggiare questa splendente signora, così inizia la sua cronaca :

Canterò un amore grande come la città: tutte le pietre, tutte le case, tutti i mattoni, lo canteranno e tremeranno come carne viva. Ci saranno il diavolo, la dea Iside e la caverna alchemica, ci saranno i fiori della montagna, gli scheletri, il gelo, i guerrieri, i vizi capitali, le virtù teologali, il Ciclope, gli dei, palazzo reale e Versailles.

 

E alla perplessa signora aggiunge

 

- Non vede che a Torino è tornata la magia? E che lei sta vivendo un romanzo d’amore. La poesia supera la realtà e la ingloba con la sua forza  Tra pochi giorni lei conoscerà l’amore e  si perderà nei suoi meandri. O forse mi sbaglio! Sì, mi sbaglio lei si sveglierà dal sogno e mi dirà “Amore mio!” Amore mio””. Sarà così? Che confusione nella mia testa! E’ arrivato il demonio? Non vede che tutto cambierà,… che arriverà la fine del mondo… Che i Rotariani comanderanno Torino… Ma non comandano già? … Il sindaco rimbecillirà…Ma non è già ora rimbecillito? Di fronte agli incredibili eventi, piaghe, magie miracoli, lui sarà solo capace a ripetere “Venite, venite a Torino Turisti e vedrete ecc. ecc. gusterete ecc. ecc. come una marionetta del dottor Coppelius….ma non è già in questa pazza Torino una marionetta in mano ai Rotariani? Che farà il Dottor Coppelius? Sono anch’io una sua creatura? E lei signora Rottermaier? Anche lei è fatta di carta vivificata? Prepariamoci Signora l’agitato crepuscolo del mondo è già iniziato.

 

E adesso in attesa delle prime di Curaro e di Lunare godetevi questa comica

 

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Ciao mondo!!

by on May 9, 2012

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